Sono storie fatte di mani al lavoro, sapori e tradizioni quelle che si respirano nei paesaggi rurali siciliani che dal cuore dell’isola passando per le colline iblee raggiungono le coste ragusane conducendo il visitatore in un viaggio dal gusto inaspettato alla scoperta degli antichi legumi siciliani e delle bellezze delle più famose città Barocche.  

Leonforte (EN)

Da Leonforte, un’oasi verde nel cuore della campagna arida in provincia di Enna, prende il via un itinerario nella Terre dei legumi di Sicilia. Leonforte è circondata da una natura selvaggia con ambienti rocciosi, valloni, gole, fiumi, un’intricata vegetazione boschiva e un territorio disseminato di reperti archeologici di epoca preistorica e industriale. Gli ambienti naturali si alternano ad un suggestivo paesaggio agrario che conserva i segni di un’antica civiltà contadina con case rurali e muri a secco. Un habitat particolarmente interessante è il lago artificiale Nicoletti che ospita stagionalmente numerosi uccelli migratori e altre specie di animali legati all’ambiente acquatico. Entrando in città si possono visitare un gran numero di chiese e architetture civili di pregio. Nella centrale via Branciforti spicca una monumentale fontana, in pietra dorata, con ventiquattro cannelle bronzee inoltre merita una visita il castello costruito nei primi del Seicento, dimora del principe Nicolò Branciforti.

Nel territorio di Leonforte e nei comuni limitrofi di Assoro, Nissoria ed Enna, in tutti gli orti familiari, troviamo un ecotipo locale di fava, definita “larga” (presidio Slow food) proprio per le grandi dimensioni del seme. Conosciute da sempre, un tempo le fave larghe di Leonforte erano molto diffuse: si coltivavano in rotazione con il frumento, servivano per arricchire il terreno di azoto e poi erano (e sono ancora) un ingrediente cardine della cucina leonfortese perché cucivuli, ovvero cuociono facilmente e non vanno tenute a lungo in ammollo (come gli altri legumi) La coltivazione è ancora oggi completamente manuale.

Accanto alle fave larghe Leonforte è famosa per le Pesche Tardive dolcissime e profumate con polpa gialla, soda e dalla particolare tecnica di coltivazione in cui si insacchettano i frutti uno ad uno per preservarli, durante la maturazione, da insetti, pioggia, vento e grandine.

Lungo il tragitto che ci porta alla prossima tappa meritano una sosta le bellezze naturalistiche del parco della Ronza, una delle migliori aree verdi che si trova tra le città di Enna e Piazza Armerina e il Lago di Pergusa, l’unico lago naturale presente nella Sicilia Centrale, ove si può assistere ad uno spettacolo naturale unico al mondo: le acque periodicamente si tingono di rosso a causa di un piccolo gambero che per difendersi dalla calura estiva subisce una sorta di metamorfosi. Inoltre nelle vicinanze si posso visitare le famose città di Enna, Piazza Armerina, la villa del Casale, gli scavi archeologici di Morgantina e Aidone.

Caltagirone (CT)

Una sosta è d’obbligo a Caltagirone, iscritta nel 2002 dall’Unesco tra i Patrimoni dell’Umanità e famosa in tutto il mondo per la produzione artistica della ceramica, per le sue chiese e la scala di Santa Maria del Monte, costruita all’inizio del 1600.

Licodia Eubea (CT)

Arrivati a Licodia Eubea ci troviamo in un grazioso paesino situato nel cuore della Sicilia a 700 metri di altezza sul livello del mare, sul versante nord-occidentale dei Monti Iblei, e si adagia su due colli, quello del Castello medievale e quello del Calvario.

L’intero territorio di Licodia presenta importantissime testimonianze di frequentazione umana che dalla preistoria arrivano fino all’Alto Medioevo. Sorto sui resti dell’antica città greca di Euboia (da cui prende il nome) nel medioevo Licodia, venne anche denominata la Piccola Palermo, come ricordano gli anziani del luogo e molti libri di storia locale, per l’abbondanza di nobili nel suo territorio e quindi per la sua potenza commerciale e politica. Il periodo di maggior lustro Licodia l’ebbe nel XV e XVI secolo d.C. quando la famiglia Santa Pau ne governò il territorio. Il terribile e devastante terremoto del Val di Noto, nell’anno 1693, distrusse quasi del tutto il celebre Castello di Licodia, riducendolo agli attuali ruderi da cui si gode una vista spettacolare. Il nome di Licodia Eubea è anche legato a quello di Giovanni Verga, che vi ambientò molte delle sue novelle e romanzi.

Il più grande corso d’acqua che attraversa di Licodia Eubea è il fiume Dirillo, che forma nel suo territorio il Lago artificiale omonimo. Particolarmente interessante dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, il lago è meta di appassionati di pesca, trekking, canoa e vela ed è un’importantissima tappa per la migrazione di molti anatidi.

Cicerchia

Oggi Licodia Eubea basa la sua economia principalmente sui prodotti agricoli come il grano, i cereali, l’uva e ha da alcuni anni riscoperto la coltivazione della Cicerchia.  Considerata, fra le colture più anticamente diffuse nel territorio di coltivazione in Italia è continuata solo nelle aree collinari del Centro e del Mezzogiorno fino al XIX secolo tra alti e bassi, per ridursi in questi ultimi sessant’anni sino a quasi scomparire a causa del migliorato tenore di vita nelle campagne. La tecnica colturale, dalla semina alla raccolta, è esclusivamente manuale e viene tramandata da padre in figlio. Infatti oggi in Sicilia sono rimaste soltanto delle produzioni sporadiche ed a Licodia Eubea si contano solamente 5 produttori di questo legume. Nel passato la cicerchia era coltivata oltre che per il consumo umano, anche come mangime per il bestiame o come foraggio. I semi di cicerchia nel passato venivano consumati sia allo stato verde, oppure come farina ottenuta dalla macina delle stesse per la produzione della “Patacò”, un piatto forte della gastronomia locale con il suo gusto particolarissimo anche grazie al suo retrogusto dolciastro. A Licodia Eubea, nel 1990 è stata organizzata la prima “Sagra della Patacò” realizzata ogni anno nel periodo invernale, oggi vanto di questo paese che ha voluto con tale iniziativa recuperare e conservare le proprie produzioni legate al territorio ed alla propria identità culturale da tempo abbandonate, al fine di farle conoscere alle giovani generazioni.

Dopo aver assaporato la Patacò prima di arrivare a Modica è d’obbligo una sosta a Ragusa per ammirare le bellezze architettoniche di una delle città più rappresentative del barocco siciliano.

Ragusa Ibla

RAGUSA è un luogo bifronte con due centri, due storie e due nomi. C’è la Ragusa nata sulla collina di Patro dopo il terremoto del 1693, con le sue strade larghe, l’impianto geometrico, i palazzi bassi, la Cattedrale di San Giovanni Battista. E c’è la città inferiore, Ibla: un intrico di vicoli stretti, piazze assolate, tortuose scalinate, case di pietra grigia. Qui si trova uno dei capolavori del triangolo barocco, il Duomo di San Giorgio di Rosario Gagliardi

Lasciata Ragusa ci dirigeremo a Modica è una delle perle d’Italia. Patrimonio mondiale dell’umanità per l’Unesco, è conosciuta per le sue bellezze architettoniche e per i laboratori artigiani che lavorano le fave di cacao. Anche Modica è divisa in due parti – Modica e Modica Alta – che un tempo erano rivali. È per questo che ha due duomi: la Chiesa di San Giorgio, uno dei più spettacolari esempi di barocco ibleo e la Chiesa di San Pietro.  

Modica

Fino alla fine degli anni ’40, l’economia cittadina si basava su agricoltura e allevamento: i pascoli dove si allevava la razza modicana si alternavano a campi coltivati divisi da muretti a secco tipici della zona. Olivo o carrubo spesso consociati a frumento erano le coltivazioni più diffuse. In questo contesto, la Fava Modicana era utilizzata per l’alimentazione del bestiame e come leguminosa nella rotazione delle colture dei cereali. In alcune contrade modicane, tuttavia, la fava era ben presente come ingrediente della cucina locale, soprattutto con un’agevole cottura che ha diffuso il termine cottoia.

Scicli (RG)

Ultima tappa alla scoperta dei legumi di Sicilia è Scicli. La città di Scicli, nella parte sudoccidentale della Sicilia, è uno splendido esempio di tardo barocco, anch’esso segnalato nella lista del Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Il titolo di più sontuosa opera civile barocca lo merita certamente Palazzo Beneventano di Scicli: la superficie mossa, le balaustre dei balconi in ferro che si ritorcono in linee curve e complesse, mensoloni che raffigurano animali fantastici, mascheroni dalle espressioni bizzarre e drammatiche accentuate dal gioco di luci e ombre del sole di Sicilia.

La sua economia si fonda quasi totalmente sull’agricoltura intensiva e ancora agrumi, olio, carrube, vino, mandorle, coltivati in campi delimitati da file ordinate e infinite di muretti a secco che ricamano tutto l’altipiano degli Iblei e che derivano da spietramenti fatti nel corso dei secoli. Accanto alle colture più ricche, un gruppo di agricoltori sciclitani ha custodito anche un fagiolo: il cosaruciaru  (in dialetto “cosa dolce”) che si riconosce per via del suo colore bianco-panna con piccole screziature marroni intorno all’ilo. La sua coltivazione risale all’inizio del ‘900, quando il cosaruciaru, detto anche “casola cosaruciara”, aveva il suo peso nell’economia agricola locale. Al tempo gli era riservata un’area speciale, le cannavate, fatta di terreni alluvionali, freschi e permeabili, localizzati lungo il torrente Modica-Scicli. Poi è quasi totalmente scomparso e solo alcuni affezionati contadini lo hanno coltivato nei propri orti per non perdere la possibilità di mangiarlo in una buona zuppa di verdure, o con le cotiche. 

A Scicli si conclude l’itinerario in una delle Terre dei Legumi della tradizione contadina siciliana che tra gusto e bellezze del territorio non manca mai di stupire il viaggiatore.

Itinerario rurale elaborato dall’Associazione culturale Gusto di Campagna con il supporto tecnico-scientifico del Dott. Riccardo Randello agricoltore custode della Cicerchia di Licodia Eubea.

Lungo il tragitto:

Masseria Bannata, Agriturismo – Piazza Armerina (EN)

San Giovannello, Agriturismo – Villarosa (EN)

Casa del poeta, B&B – Pergusa (EN)

Agricola&co Agriturismo – Caltagirone (CT)

Colle San Mauro, Agriturismo – Caltagirone (CT)

Il Melograno, Agriturismo – Modica (RG)

Per info, prenotazioni e percorsi su richiesta:

info@gustodicampagna.com